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Date da ricordare:

13 dicembre: nelle sale della mairie del 13° dalle ore 14h Camp sulla ricerca. Interverranno Ivan Scalfarotto, Maurizio Chiocchetti, Maurizio Ferraris e Irene Tinagli.

6 dicembre: manifestazione Pro Saviano e contro tutte le mafie, Place d'Italie dalle 15,00 alle 20,00.

3 dicembre: ore 19h00 incontro su politica e giustizia con il deputato del PD eletto nella circoscrizione Europa Gianni Farina presso la Fédération de Paris du Parti socialiste 32, rue Alexandre Dumas, 75011 Paris 2° piano.

25 novembre: riunione pubblica PD Parigi, 18h30, 28, rue Claude Tillier, 75012 Parigi.

14 novembre: presidio contro la riforma Gelmini davanti al consolato venerdi 14 novembre dalle 10h00 alle 15h00 in Rue Emile Augier n.5, 75016, Parigi.

25 ottobre: Salva l'Italia a Parigi, dalle 14h alle 20h, Salle du Fer à Cheval, Marie du XIII, 1, Place d'Italie, 75013 Parigi.

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29 marzo 2008
Intervista a Beatrice Biagini
Che cosa sono gli italiani all'estero?
Ci sono molti tipi di italiani all'estero, e io voglio soprattutto parlare dell'Europa, ma secondo me siamo tutti accomunati dall'aver intrapreso, dall'aver esplorato uno stile di vita diverso: andare all'estero cinquant'anni fa significava un salto nel buio, l'ostilità di una lingua diversa, la lotta contro i pregiudizi, e al tempo stesso per molti è stato il modo di affrancarsi da legami che al paese, a casa erano vissuti come soffocanti. Molte donne hanno trovato emancipazione e libertà prima delle loro "cugine" rimaste in patria. Molti italiani di seconda generazione hanno fatto da ponte con i parenti rimasti in patria. E oggi, direi dopo la grande ventata degli Erasmus, dopo l'apertura dello spazio europeo, ci sono mobilità forse meno impegnative, ma non per questo meno esigenti. Tutti questi italiani espatriati di varie generazioni sono accomunati da una doppia radice, la casa italiana e la casa europea. Ma oggi andare in Europa non è veramente andare all'estero.


Che cosa distingue il programma del PD da quello del PdL?
Sarebbe interessante capire qual è il programma del PdL, anzitutto. Io leggo le pagine dei candidati PdL, vedo solo disordinate promesse, mance, nessuna visione chiara: dal difendere il made in Italy al promuovere la lingua italiana, va bene, ma poi? Se uno legge la letterina di Berlusconi ci vede in trasparenza una vecchia idea: che gli italiani all'estero siano fondamentalmente arretrati, e come tali vadano trattati. Veltroni  ha detto subito chiaramente che gli italiani all'estero sono una risorsa fondamentale per il paese; dunque innanzitutto ha mostrato rispetto. Io voglio mostrare che il futuro, almeno per chi 'emigra' in Europa, è l'Europa. Vorrei rivoluzionare l'idea di italiano in Europa! Non emigrante, ma persona che fa una mobilità. E sono i problemi di questa mobilità che devono essere capiti e affrontati.

Se venissi eletta, per che cosa ti batteresti?
Diritti e standard europei. Pensare agli italiani all'estero, rappresentarli, significa anche lavorare perché l'Italia cresca. Fare in modo che l'emigrazione sia sempre meno un ripiego e sempre più una scelta come un'altra. Questo significa battersi per riformare a fondo la ricerca e l'università italiana, dare diritti alle nuove famiglie, garantire una mobilità regolata da standard accettabili. Sconfiggere la mafia. Isolarla, incoraggiare tutte le forme di reazione al pizzo, e riformare la pubblica amministrazione, che nelle sacche di inefficienza crea spazio vitale per la mafia. Fare politiche affermative per le donne; non ha senso che l'Italia non riconosca loro ruoli dirigenziali. E costruire un tessuto sociale all'altezza degli standard dei paesi più avanzati: se tu e il tuo partner dovete lavorare in paesi diversi, fa ancora una grossa differenza se sei in Francia o in Italia: asili, assistenza alle persone in difficoltà, tutto questo deve crescere in Italia, e deve crescere per gli italiani all'estero. La rete della solidarità non basta: servono diritti.

Che cosa spinge una persona come te a candidarsi?
Anche se ho poco più di trent'anni, ho una certa esperienza del fare politica; l'ho fatta nelle amministrazioni locali, adesso mi interessa il quadro europeo. Oggi tra la finta antipolitica di Berlusconi e il grillismo sembra che tutti i mali d'Italia vengano dalla politica. Per me è vero il contrario: quei mali vengono dalla mancanza di una cultura politica. Fare politica significa difendere una cultura della cosa pubblica, dare dignità alla cosa pubblica. Ho fatto un master di amministrazione pubblica; ho studiato il modello francese, e lavorato in quello italiano. Lo spazio per agire è grande. Si tratta di mostrare determinazione



permalink | inviato da partitodemocraticoparigi il 29/3/2008 alle 8:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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